Catania e dintorni….


La firma di Tony Zermo all’editoriale nella prima pagina di cronaca del 28 giugno scorso, ha certamente aperto un dibattito in città, poiché a scrivere sotto il titolo “Catania la bella è diventata brutta” (e avremmo sperato in un titolo così anche qualche settimana fa…) è un vero conoscitore della storia amministrativa e degli sforzi imprenditoriali che hanno accompagnato la crescita di Catania, fino all’appellativo di ‘Milano del Sud’.

A un così attento interprete del malessere nel quale viviamo, sento di voler proporre una riflessione comune e pubblica, una chiave di lettura ulteriore e non certamente una integrazione a quanto da lui denunciato. Egli afferma, e in tanti condividiamo, che la città è in pieno degrado, che non si riescono ad affrontare le quotidianità e si è abbandonata la progettazione per il futuro, che la legalità resta un miraggio, che la condizione economica e strutturale nella quale sono chiamate ad operare le imprese è da terzo mondo, che l’intervento della magistratura ha bloccato significative realizzazioni utili e moderne, che l’orgoglio dell’appartenenza sembra sovrastato dalla rassegnazione.

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Riflessione della sera.

Mi è stato sempre insegnato che tra il giusto e l’opportuno si deve sempre scegliere il primo a danno del secondo.

Da qualche giorno ho compreso che la distinzione non è tra giusto e opportuno, ma tra giustizia e opportunismo.

Non si tratta di un gioco di parole. Dopo aver compiuto una scelta opportuna, ho capito che si trattava della scelta giusta.  E non opportunista.

Voglio ringraziare tutti perché è stato un grande onore essere il candidato della Destra alla presidenza della Regione. Fra qualche giorno toccherà a ciascuno di noi comprendere fino in fondo quale messaggio ci abbiano rivolto, con il loro voto, i cittadini italiani e siciliani.

Noi avevamo tentato di rappresentare, con fermezza e orgoglio, un’identità che ritenevamo (e riteniamo) interamente espressione del nostro popolo. Forse questo messaggio è apparso orientato al passato, mentre noi lo intendevamo proiettato verso il futuro.

Nel nostro girare per la Sicilia speravamo di parlare al cuore della gente e di proporre non un ricambio generazionale, ma un rinnovamento dei metodi e delle prassi di governo. L’unico rammarico è non aver avuto il tempo e i mezzi per costruire un messaggio politico che, nel silenzio dell’informazione, riuscisse a raggiungere le case dei siciliani.

Ai ragazzi che con me si sono impegnati, ai candidati che hanno lavorato alacremente, ai militanti che ci hanno creduto e continuano a credere, voglio dire che il campo è stato arato e seminato. Presto avremo i primi germogli e saremo pronti a cogliere i frutti del nostro lavoro.

Un abbraccio forte, Ruggero.

Il candidato governatore de La Destra Ruggero Razza, anticipa che si intitolerà “Gianfranco Fini, il padre del cuffarismo”.

“Ai siciliani va raccontata la storia del cuffarismo che non è scritta nell’elogio firmato da Guido Lo Porto ma è tatuata sui corpi di migliaia di giovani che hanno visto trasformare il diritto in privilegio. Questa campagna elettorale ha già raggiunto l’obiettivo importante che è un punto di non ritorno: la nostra candidatura, il nostro progetto, sono stati la scintilla che ha acceso la speranza per un futuro diverso”.

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